sabato 1 agosto 2009

SENSO DEL RITO, SIMBOLISMO E REALTA'


L'uomo da sempre convive con la ritualità che è parte integrante di tutte le manifestazioni sociali ed esistenziali. Questo fenomeno può essere sentito o recepito in misura diversa a secondo delle realtà in cui l'uomo viene a trovarsi ma comunque, in alcune occasioni almeno, l'uomo sente la necessità di formalizzare alcuni aspetti della propria esistenza con la solennità di un rito. Da sempre, per esempio, il rito più antico è sicuramente quello del cibarsi (agape): attorno al fuoco, all'interno della caverna, l'uomo ritualizza e divide con il suo gruppo il frutto della terra, l'acqua ed il risultato della caccia. Al più anziano vanno i pezzi più pregiati, lui li divide secondo un rito ben preciso, tutti fruiscono del cibo per la sopravvivenza, tutto secondo una precisa ritualità.
Con lo stomaco sazio e con i sensi appagati, gli sguardi si addolciscono, in quel momento si creano i presupposti per rinnovare i vincoli di unione del clan e si formulano le proposte per il futuro esistenziale della comunità.
E' la storia di sempre, anche ai giorni nostri noi, più o meno coscienti, siamo parte di una ritualità che ci è trasmessa dalle generazioni passate.
La spiritualità è più evidente nelle religioni, le quali, in forza di essa, mantengono nel tempo la fede negli uomini, qualsiasi religione non può fare a meno della liturgia.
Ma anche nella vita profana, nella vita sociale, le liturgie non mancano: negli eserciti la divisa, la disciplina, impongono un certo tipo di ritualità ben definita; non mancano certi esempi rituali nel mondo del avoro o nella vita associativa, per non parlare della famiglia dove certe abitudini non sono altro che dei rituali che si
tramandano nel tempo. L'uomo ha quindi innato il senso del rito e del simbolo.
Nel nostro caso più che mai, e guai se così non fosse, a poco varrebbero sagge e filosofiche dissertazioni di studiosi dell'Arte se ad esse non si associassero precisi riferimenti al simbolismo ed alla ritualità.

"I simboli sono per la mente ciò che gli attrezzi sono per le mani"


L'uomo ha sempre guardato attraverso i simboli da quando mondo è mondo e l'iniziato più che mai, perchè il simbolo è anche difesa, una sorta di codice per gli appartenenti al gruppo.
Il simbolo è quindi riconoscersi e ritrovarsi, è stimolo per noi di approdondimento e conoscenza attraverso i tempi, attraverso le varie fasi storiche e le diverse etnie, la comunione di intenti e la comune volontà di tramandare alle future generazioni iniziatiche tracce e riferimenti del nostro pensiero e del nostro lavoro.
I simboli sono orme da lasciare visibili a coloro che ne sono degni, senza mutarne lo spirito e l'essenza, facendo ben attenzione a non creane di nuovi e fantasiosi, perchè l'uomo da sempre ogni qualvolta ha sognato nuove divinità, perchè più congeniali, comode, più facilmente accostabili, si è fatalmente perduto nel luogo comune, rinunciando al sacrificio che è invece insito nella vita dell'essere iniziatico.
Non può esserci seria ritualità se non profondamente e spiritualmente sentita come tale e non come accessorio ad una ripetitiva e colorita liturgia.
Crediamo quindi nel rito e nei suoi simboli, studiamoli in tutti i loro aspetti ed in tutte le sfaccettature ed assimiliamone l'essenza approfondendone lo spirito.


"Ebbi sei onesti servitori che mi insegnarono tutto ciò che so. I loro nomi sono che cosa, perchè, quando e come e dove e chi".

TRE LETTERE..TRE SUONI...TRE SIMBOLI





Avrei voluto scrivere qualcosa di “scientifico” su questo argomento ma lascerò, come al solito,parlare il mio cuore.

Una notte senza tempo, solo luce, dove luce ancora non è.
Suono, ancor prima della parola, ancor prima del pensiero. Suono che vibra ad intesità variabile. Grandi occhi guardano l'infinito, dove tutto è, tutto è già.
Sogno, realtà, vortice di materie non ancora plasmate ma pur sempre luminose nella loro idea primordiale.
Tre, numero perfetto, uno e tre, tre ed uno, simbolo di ciò che è e che per sempre sarà.
Noi lo ascoltiamo, risuona in noi il canto delle forze creatrici ed insieme al suono sappiamo di essere, sappiamo di essere amati, sappiamo di amare, luce della luce, cuore pulsante nell'Universo.
Nord, Sud, Est, Ovest, l'Alto, il Basso, l'Interno, la Destra e la Sinistra.


Le Tre Lettere Madri
Nella tradizione cabalistica l'alfabeto ebraico è la diretta espressione divina, e non dell'uomo. E' detto: “Egli incise, li scolpì, li purificò, li pesò, li permutò l'uno con l'altro, formò con essi tutta la creazione e tutto ciò che è destinato a divenir creato”


Aleph è la prima delle tre lettere Madri

Essa è legata all'aria. Il valore numerico è 1. Graficamente ricorda una croce, ad indicare il centro da cui si diramano le quattro direzioni, i quattro mondi della manifestazione, e le quattro porzioni dello spazio. La lettera Aleph rappresenta Dio creatore.
Unione
Nord, Sud, Ovest, Est.


Mem è la seconda delle tre lettere Madri

Essa è legata all'acqua. Il valore numerico è 40. Graficamente ha due forme, una aperta e una chiusa. La forma aperta rappresenta la gloria divina manifestata, la forma chiusa la gloria divina racchiusa nell'uomo.
Mosè dona al popolo di Dio la Legge, il Messia dona al popolo di Dio l’interpretazione della Legge. 40 ricorre nella Bibbia: la permanenza di Mosè sul Monte Sinai, 40 anni nel palazzo del faraone, 40 alla guida di Israele.
La Mem rappresenta l'esistenza di Dio nella creazione: si rivela e si occulta in essa.
Unione.
Destra e la Sinistra.


La Shin è la terza delle tre lettere Madri.

Essa è legata al fuoco. Il valore numerico è 300. Graficamente la lettera Shin ricorda le fiamme che divampano sulla terra, mosse dal soffio che proviene da Est. I fiori che si innalzano sul campo. Il trilume, e le tre forze ( positiva, negativa, e neutra ), il cui dinamico equilibrio tutto compone. L'invocazione e l'evocazione dello Spirito Divino, in quanto ricorda colui che leva le mani al cielo, e la sua testa in mezzo.
La Shin è l’azione divina. La Shin rappresenta il potere divino ma anche la corruzione, questo perché se l’uomo è impuro non sarà egli detentore del fuoco, ma semplice arbusto fra le fiamme.
Attraversare,
l'Alto, il Basso, l'Interno,




Tre madri: Alef, Mem, Shin; un grande, mistico 
segreto, sigillato con sei anelli.
 Da ciò fuoriesce fuoco, acqua e spirito,
che si dividono in femmina e maschio.
Pensa e da forma: il fuoco porta l’acqua.
A (Alef, che indica l'unione dei complementari)
M (Mem, che indica il riempirsi dell'energia e della gioia della vita)
Sc (Scin, che determina la perfezione dello spirito nella materia)
Unendo insieme questi tre archetipi otteniamo la parola "MeScA", cioè Messia.

Jessè - La Croce




Maria era del ramo di Jessè. La parola Jes significa fuoco, sole. Essere del ramo di Jessè sighifica essere della stessa sostanza del fuoco, del sole. Il nome Gesù (Jesus) ci appare nel suo fuoco e nel suo sole.
Ci dicono le scritture che Maria (mater, materea da cui materia) fu la genitrice di Gesù e ciò perchè Maria è forma, se si preferisce vaso che raccoglie il sole e il Padre, lo Spirito Vitale. Ma Maria non è forse Luna che, ricevendo i raggi del sole (nella parte nera agli occhi profani), li tiene in grembo per fecondarli e far nascere il giorno?
Se Gesù è un elemento, una fase, una corporificazione soggetta alle vicissitudini, se è testimonianza di uno spirito incarnato ovvero esso stesso è spirito incarnato, ciò che pare rilevante è che Jesus può porsi in un contesto ove del medesimo non si può prescindere (necesse est) in quanto "risultato" di una incarnazione del "Principio" e nel contempo dallo stesso occorre risalire, scomponendo, poichè "verso l'ora nona Gesù gridò ad alta voce "Elì, Elì lemà sabactani" ma Gesù, dopo aver emesso di nuovo un grido, rese lo spirito (vangelo secondo Matteo: radice Mat, terra, simbolo dell'angelo e quindi processione dall'alto in basso, dal cielo alla terra). Tutto ciò accade sulla croce (crogiolo, lanterna, cratere, vaso) e sucessivamente fu: Gesù il Crocifisso (Vangelo secondo Matteo).
Anche nei Vangeli Gnostici, Filippo scrive "Mio Dio, perchè mi hai abbandonato? Sulla croce egli disse queste parole perchè là fu diviso. Chiunque fu generato da colui che distrugge non proviene da Dio. La croce (Nord,Sud,Ovest,Est, Acqua, Fuoco, Terra ed Aria, numero 4, rotazione) strumento e luogo di separazione dal mondo inferiore (infero) che permette di rendere lo spirito, ossia la via dolorosa della materia (Elì, Elia, Elios: il Sole abbandona il suo "composto" ... la materia si spiritualizza e lo spirito si materializza, la luce da sè si separa).


Gesù, come Uomo, in piedi sulla sfera terrestre, circondato dai quattro elementi.La venuta di Gesù sulla terra, comunque la si voglia intendere, è venuta nel regno vegetale e minerale, restando Egli ancorato a quest'ultimo "costruendo sulla Pietra la sua Chiesa". Sempre nel Vangelo secondo Matteo si legge: "Ed io ti dico, che sei tu Pietro e che su questa pietra fonderò la mia Chiesa e che le porte dell'inferno non prevarranno sopra di lei". Ma Pietro fu crocifisso a testa in basso, a croce capovolta...
Per trovare la "Pietra", quindi, che occorra forse replicare nella materia il supplizio di Pietro e quindi separare e convertire per arrivare a condividere "ciò che è in basso con ciò che è in alto"?.
Gesù come Antropos è "composto dagli elementi": in piedi sul mondo, che è in basso, sta fra i quattro elementi. La via dell'uomo perciò, la conoscenza del'uomo, passano attraverso l'Opera sua e passa su se stesso (chi sa bruciare con l'Acqua e lavare col Fuoco, fa, della Terra il Clielo e del Clelo la Terra preziosa (qui scit comburere aqua et lavare igni facit de terra caelum et de caelo terram pretiosam).

Tornando al Vangelo di Matteo, l'incipit del capitolo noto come "Agonia e morte di Gesù" in realtà così recita: dall'ora sesta all'ora nona si stesero le tenebre sulla tera. E verso l'ora nona...
Ora, il Libro Egizio degli Inferi è suddiviso in dodici parti corrispondenti alle dodici ore. Il testo descrive il viaggio che il Sole notturno compie nelle regioni infere, navigando per dodici ore, in terra desolata. E' evidente come non si tratti della descrizione del periplo solare quanto della descrizione di un viaggio iniziatico. E' possibile trovare una qualche corrispondenza fra le ore della Croce e quelle del Libro Egizio?

L'ora VI: è l'ora della dissociazione, delle fasi dissociative imposte dall'esperienza e legate alle forze che vanno utilizzate in direzione inversa sotto l'occhio vigile del dio Thoth. La donazione dei beni materiali, che potenzialmente appartengono alla divinità (rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori...). Sempre all'ora sesta del Il Libro Egizio, un monito viene rivolto alle divinità: "Unitevi alla vostra carne e non permettete che le vostre membra siano impedite". Occorre cioè che le singole potenze individuali (insiste nella carne, in se stessi e non altrove) non vadano disperse, ma che al contrario si uniscano ancor di più alla carne e quidi riescano ad agire stando ferme nelle loro sedi.
Il dio sta al di sopra. Il "tenersi al di sopra" esprime la direzione verticale e quindi la direzione ascendente dell Fuoco, del proprio Fuoco (Jesus, Jessè). E' la raffigurazoine di uno stato attivo e non meramente passivo.
Gesù all'ora sesta non subisce ma agisce, dissocia le sedi delle potenze individuali e restituisce a "Cesare quel che è di Cesare" mantenendole ancorate e riformulate allla carne.

L'ora VII è l'ora in cui vi è la coesione (condensazione) delle potenze dissociate (rappresentata da Iside che impedì la dispersione delle membra di Osiride) che devono affrontare le forze del male. Male che, da altro punto di vista, permette la coesione, quale presupposto oggettivo dell'agire (ormai Gesù sulla Croce ha superato lo stato precedente...).

L'ora VIII è l'ora della stasi. Dopo la dissociazione dell'esperienza, dopo lo scontro col male, dopo aver condensato le potenze individuali, ecco la stasi, la calma. Siamo in presenza della cristallizzazione e quindi del giusto equilibrio che stabilizza.

L'ora IX vede il dio sole in una città, la cui porta ha il nome di Guardiana dell'Innondazione, a ricordare come anche dopo la stasi sempre possano ripartire incontrollate le potenzialità e quindi, in questo caso la distruzione. In quest'ora potrebbe iniziare il lavoro del Fuoco che s'opporrebbe all'Acqua e che potrebbe innondare la terra. Vero però è che in quest'Acqua è contenuto il germe di ogni individualità. Il nome della città è "Colei che introduce alle forme" ed è simboleggiata da una coppa (vaso, crogiolo), laddove l'introdurre/iniziare è rappresentato da un pesce (Bes). Il passaggio in questa città, come il pesce tra le correnti, non significa dissoluzione dell'individuo: graficamente ci si tiene ritti in uno stato attivo di coscienza. Ed è verso l'ora nona che Gesù emise l'ultimo grido, avviatosi a tornare se stesso Forma alla Sorgente di tutte le Forme, divisosi per essere indiviso. Da questo momento fu (vangelo secondo Matteo) Gesù il Crocifisso.

A questo punto viene spontaneo chiedersi: tutto ciò cui prodest? Il Gesù che ci hanno insegnato, le intrepretazioni che potremo leggere e condividere, hanno un senso? Tendono a quella verità che noi stessi abbiano giurato di amare e ricercare?
Nella Porta Alchemica vi compare la scritta Ruach Elohim, lo Spirito di Dio. Materia e Spirito quindi, ma anche Spirito nella materia, Verbo e Carne, strettamente uniti ed imprescindibili per "servire" l'Essenza delle Essenze, con gli strumenti che abbiamo:.... "Ho gettato fuoco sul Mondo ed ecco, lo custodisco fino a che divampi"

LA RINASCITA




Vai e costruisci il tuo nido. Cospargilo di essenze affinché tutti possano sentire nell’aria il profumo d’oriente. Lascia che il tuo corpo arda nel fuoco della tua stessa essenza e che si prepari alla rinascita. Osservo il piccolo uovo nel quale intravedo, in trasparenza, il tuo nuovo essere. Sono passate tre notti ed il sole ora è pronto ad infonderti la vita.
E poi vola, vola più in alto che puoi fino a raggiungere le fronde dell’albero sacro…. e poi resta li a ridere di chi non risorgerà mai più.